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La morte del Giustiziere

La morte del Giustiziere  
abenemeglio
From:abenemeglio
Subject:La morte del Giustiziere
Date:9 Jan 2005 11:47:01 GMT
LA MORTE DEL GIUSTIZIERE

Allora il Giustiziere scese da cavallo e quelli si rannicchiarono in attesa
delle frustate. - Pietà, pietà, Signore, di noi sterco della terra! - Invece
don Pietro allungò faticosamente la mano sinistra, l’unica che aveva, per tirar
su il contadino, e nel fare questo gesto di costrizione perse l’equilibrio e
cadde rovinosamente a terra. Allora il contadino e sua moglie videro che il
Giustiziere aveva un moncherino per braccio e un altro per gamba. Volevano
aiutarlo, ma lo spavento era assai superiore e allora piansero
disperatamente.Scusateci, eccellenza se siamo dei vermi della terra, siamo dei
buoni a nulla e non vi abbiamo ancora portato nulla, ma, vedete, quest’anno non
abbiamo nulla, non abbiamo neppure di che mangiare.Pietà, signoria , pietà
eccellenza, pietà di noi, miserere nobis!

Questo incontro rimase talmente impresso al Giustiziere che decise di cambiar
vita. Morta di lì a poco la moglie, la pia donna Anita Luigia Garzya , donò
tutti i suoi averi ai poveri e si ritirò presso un antico convento francescano
nei pressi di Oxentum , dedicando tutto il suo tempo alla preghiera, alla
penitenza e all'ammaestramento delle gazze, assai numerose in quelle regioni.
In segreto si era fatto preparare della biancheria intima particolare a



cui erano applicate delle corregge guarnite da centocinquanta punte di ottone
finemente limate e rivolte verso la carne. Quest’indumento era molto attillato
e solidamente stretto sul davanti per aderire meglio al corpo e affinché i
chiodi appuntiti penetrassero nella carne. Poi, per rendere ancora più duro
questo martirio , si annodò intorno al collo una parte della cintura e vi
adattò abilmente due anelli di cuoio ; vi infilò l'unica mano buona e il
moncone, e vi imprigionò le braccia per mezzo di due lucchetti; le chiavi le
appoggiò su una tavola davanti al letto, fino a quando non si fosse alzato
all’alba; solo allora si sarebbe liberato. E ogni giorno cercò di rendere
sempre più duro il suo martirio, - io voglio soffrire le stesse pene di Nostro
Signore Gesù Cristo! - Ah, come! Ah, come soffro!,Ah, come io soffro!
Soffriva molto il povero Giustiziere, ma non mai abbastanza per lui ,finche,
trascorsi sette anni, con le vene e il corpo ormai irrimediabilmente rovinati e
indeboliti, nel giorno della Pentecoste gli apparve un messaggero del cielo e
gli annunciò che Dio non voleva che continuasse. Allora smise e gettò tutto
nell’acqua del torrente, che scorreva in quei pressi e quasi subito seccò.
Pochi mesi dopo, mentre stava parlottando con le sue amate gazze, cadde in
deliquio e non si alzò più. Aveva dei dolori fortissimi alla gamba e al braccio
mancanti. Allora i frati lo condussero nella sua celletta dove rimase ancora
due settimane farneticando cose senza senso. Diceva che era lui il cavaliere
mutilato. Ma oggi noi sappiamo che non era affatto vero.
Morì all’alba del 12 dicembre 1277, all'età di cinquantanove anni e due mesi.
La sua salma fu denudata e, dopo essere stata lavata e profumata, fu rivestita
di un consunto saio francescano , lo stesso che il Giustiziere della Terra
d’Otranto, in stretto incognito, aveva indossato per gli ultimi sette anni
della sua esistenza terrena. All'alba del giorno dopo, mentre alcune persone
del piccolo corteo funebre deponevano dei fiori sulla bara per un ultimo saluto
e due frati si apprestavano a calare l'urna nella fossa, una gazza volò bassa da
un ramo d'ulivo e si posò sull’umile bara di legno.


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