 | LA MORTE DEL GIUSTIZIERE
Allora il Giustiziere scese da cavallo e quelli si rannicchiarono in attesa delle frustate. - Pietà, pietà, Signore, di noi sterco della terra! - Invece don Pietro allungò faticosamente la mano sinistra, l’unica che aveva, per tirar su il contadino, e nel fare questo gesto di costrizione perse l’equilibrio e cadde rovinosamente a terra. Allora il contadino e sua moglie videro che il Giustiziere aveva un moncherino per braccio e un altro per gamba. Volevano aiutarlo, ma lo spavento era assai superiore e allora piansero disperatamente.Scusateci, eccellenza se siamo dei vermi della terra, siamo dei buoni a nulla e non vi abbiamo ancora portato nulla, ma, vedete, quest’anno non abbiamo nulla, non abbiamo neppure di che mangiare.Pietà, signoria , pietà eccellenza, pietà di noi, miserere nobis!
Questo incontro rimase talmente impresso al Giustiziere che decise di cambiar vita. Morta di lì a poco la moglie, la pia donna Anita Luigia Garzya , donò tutti i suoi averi ai poveri e si ritirò presso un antico convento francescano nei pressi di Oxentum , dedicando tutto il suo tempo alla preghiera, alla penitenza e all'ammaestramento delle gazze, assai numerose in quelle regioni. In segreto si era fatto preparare della biancheria intima particolare a
cui erano applicate delle corregge guarnite da centocinquanta punte di ottone finemente limate e rivolte verso la carne. Quest’indumento era molto attillato e solidamente stretto sul davanti per aderire meglio al corpo e affinché i chiodi appuntiti penetrassero nella carne. Poi, per rendere ancora più duro questo martirio , si annodò intorno al collo una parte della cintura e vi adattò abilmente due anelli di cuoio ; vi infilò l'unica mano buona e il moncone, e vi imprigionò le braccia per mezzo di due lucchetti; le chiavi le appoggiò su una tavola davanti al letto, fino a quando non si fosse alzato all’alba; solo allora si sarebbe liberato. E ogni giorno cercò di rendere sempre più duro il suo martirio, - io voglio soffrire le stesse pene di Nostro Signore Gesù Cristo! - Ah, come! Ah, come soffro!,Ah, come io soffro! Soffriva molto il povero Giustiziere, ma non mai abbastanza per lui ,finche, trascorsi sette anni, con le vene e il corpo ormai irrimediabilmente rovinati e indeboliti, nel giorno della Pentecoste gli apparve un messaggero del cielo e gli annunciò che Dio non voleva che continuasse. Allora smise e gettò tutto nell’acqua del torrente, che scorreva in quei pressi e quasi subito seccò. Pochi mesi dopo, mentre stava parlottando con le sue amate gazze, cadde in deliquio e non si alzò più. Aveva dei dolori fortissimi alla gamba e al braccio mancanti. Allora i frati lo condussero nella sua celletta dove rimase ancora due settimane farneticando cose senza senso. Diceva che era lui il cavaliere mutilato. Ma oggi noi sappiamo che non era affatto vero. Morì all’alba del 12 dicembre 1277, all'età di cinquantanove anni e due mesi. La sua salma fu denudata e, dopo essere stata lavata e profumata, fu rivestita di un consunto saio francescano , lo stesso che il Giustiziere della Terra d’Otranto, in stretto incognito, aveva indossato per gli ultimi sette anni della sua esistenza terrena. All'alba del giorno dopo, mentre alcune persone del piccolo corteo funebre deponevano dei fiori sulla bara per un ultimo saluto e due frati si apprestavano a calare l'urna nella fossa, una gazza volò bassa da un ramo d'ulivo e si posò sull’umile bara di legno.
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