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[Bananas] In ginocchio da lui

[Bananas] In ginocchio da lui  
Ponzetti
From:Ponzetti
Subject:[Bananas] In ginocchio da lui
Date:Mon, 24 Jan 2005 10:38:54 +0100
In ginocchio da Lui

«Signore, mi pento e mi dolgo dei miei peccati, perché peccando ho
meritato i tuoi castighi e molto più perché ho offeso te, infinitamente
buono, e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il tuo santo
aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime del
peccato. Signore, misericordia, perdonami». Non sappiamo se l'«Atto di
dolore» si estenda dal Signore all'Unto del Signore. Ma Lui, convinto che
la preghiera sia opera di Sandro Bondi, pensa che sia così. Infatti, nella
sua lotta titanica contro l'Anticristo (le opposizioni), ha introdotto
nella politica la categoria dell'Odio. Nemmeno Hitler aveva preteso di
essere amato. Lui, l'Infinitamente Buono, sì. E proprio questo è il
peccato mortale che ha rimproverato al muratorino mantovano, nella
commovente telefonata dell'altroieri: «Perché tanto odio?». Non tanto il
colpo di cavalletto dietro l'orecchio. Ma l'odio. Il giovane, genuflesso e
contrito, ha assicurato che «l'odio non c'entra». E il Padre Buono ha
subito perdonato il figliuol prodigo. Non prima di essersi sincerato
dell'avvenuto pentimento. Non sappiamo - le cronache non lo precisano - se
l'abbia congedato con il monito del collega Gesù all'adultera: «Va' e non
peccare più». Ma il senso era quello.
Pentirsi: questo è il primo comandamento del Divino Amore di Arcore.
Inginocchiarsi, anzi strisciare ai suoi piedi, possibilmente lasciando la
scia delle lumache. Raggiunta questa postura - detta anche «posizione
Vespa» - e assuntala come naturale, non si ha più nulla da temere: anzi,
si viene invitati in tv, si pubblica per Mondadori, si diventa deputati,
senatori, ministri, sottosegretari, si può persino restare all'opposizione
senza rischi di sorta, passando per «riformisti». Non è difficile. C'è chi
genuflesso ci nasce, e parte avvantaggiato. Ma, con un po' di sforzo e di
ginnastica, ci possono riuscire tutti. In fondo quelli che non sono stati
perdonati hanno questo, in comune: sono rimasti dritti. Ma il Sacro Cuore
di Milanello offre un'opportunità a tutti. La offrì ai suoi direttori,
quando li riunì nell'estate '93 per annunciare: «Scendo in campo, d'ora in
poi i giornali e le tv del gruppo diventeranno una grande orchestra per
suonare il mio spartito». La colsero tutti al volo, da Mentana a Fede, da
Costanzo a Liguori. Solo due, impossibilitati dalla loro spina dorsale,
non si piegarono: si chiamavano Indro Montanelli e Federico Orlando.
Imperdonabili.
La scena si ripetè il 18 aprile 2002, quando Silvio il Misericordioso
oracolò da Sofia: «In verità vi dico, Biagi, Santoro e Luttazzi hanno
fatto un uso criminoso della tv pubblica. Ma, se cambieranno, nulla ad
personam...». Non cambiarono, invece, i tre. Non si presentarono carponi
ad Arcore, non promisero di non farlo più, non baciarono la sacra
pantofola col rialzo. E furono, ovviamente, puniti. Come altre pervicaci
schiene dritte: quelle di chi «se l'è cercata».
A ben guardare, la biografia dell'Unto è tutta una storia di perdoni, si
chiamino essi amnistie, indulti, condoni, attenuanti generiche,
depenalizzazioni, prescrizioni, assoluzioni. Ma anche di gesti magnanimi
nei confronti dei fratelli più sfortunati. A cominciare dal piccolo Paolo,
colto una mezza dozzina di volte sul fatto in storie di tangenti («Padre,
perdònalo perchè non sa quello che fa»). Poi il Cuore d'Oro ha perdonato i
manager che pagavano la Guardia di Finanza, ovviamente a sua insaputa e
con soldi propri: lo facevano a fin di bene, cioè per proteggere Lui dalle
ispezioni nei bilanci falsi del gruppo. Ha perdonato e promosso deputato
l'avvocato Berruti, condannato per aver depistato le indagini su quelle
mazzette: un caso di carità cristiana che il Codice penale definisce
«favoreggiamento personale». Ha perdonato e promosso sottosegretario Aldo
Brancher, che pagava le tangenti ai politici e, in carcere, si cucì la
bocca: il silenzio è d'oro. Ha perdonato Marcello Dell'Utri, che gli
portava mafiosi in casa e forse anche qualche spicciolo dalla Sicilia, e
rubacchiava pure dai fondi neri di Publitalia: un caso di elemosina, che
il Codice definisce concorso esterno in associazione mafiosa, false
fatturazioni e frode fiscale. Ha perdonato Cesare Previti, che arrotondava
in Svizzera i magri stipendi di alcuni giudici indigenti, in una meritoria
gara di solidarietà che a Milano si ostinano a considerare corruzione. Ha
perdonato Vittorio Mangano, il fedele stalliere del presepe di Arcore che
a tempo perso faceva il mafioso, il narcotrafficante e l'omicida:
diversificava, ecco.
Ha perdonato l'amico Putin, l'ex spia comunista del Kgb che si è
riscattato con un po' di sana corruzione. Ha perdonato un tiranno
terrorista come il colonnello Gheddafi, promosso «maestro di libertà» per
qualche affaruccio in Libia. Perdonerebbe persino il pool di Milano e il
defunto pool di Palermo, se solo gli dessero l'agognata «medaglia» e
accettassero di farsi aprire un conto in Svizzera, invece di star lì a
sottilizzare sulla corruzione e la mafia. Perdonerebbe pure l'Economist e
i giornalisti italiani denunciati per decine di miliardi, se solo la
piantassero di dire le cose come stanno. Ha già perdonato, anzi condonato,
migliaia di evasori fiscali, inquinatori e avvelenatori, costruttori
abusivi,esportatori di soldi sporchi, falsari di bilanci. Poteva non
perdonare il muratorino mantovano? Chi è senza peccato scagli il primo
cavalletto.

M.Travaglio

Ciao P.


--
"Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni."
Fabrizio De Andrè

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