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 | | From: | Ponzetti | | Subject: | [Bananas] Carnevale Ogni Scherzo vale | | Date: | Mon, 24 Jan 2005 10:41:28 +0100 |
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 | Carnevale Ogni Scherzo vale
I regimi, si sa, peggiorano le persone migliori. Quanta brava gente insospettabile abbiamo visto, in questi tre anni e mezzo, piegare la schiena, tacere o parlar d’altro di fronte all’ignominia, minimizzare come normali le peggiori anomalie. Alla lista si aggiunge ora un magistrato valoroso come Pier Luigi Vigna, già procuratore di Firenze e ora superprocuratore antimafia, celebre per indagini contro la mafia e il terrorismo. Un uomo che ha rischiato più volte la vita, mai sfiorato da sospetti (anche se, a suo tempo, avrebbe fatto meglio a far chiarezza, come gli chiese Borrelli, sulle trame orchestrate nella sua città da organi di polizia contro i migliori magistrati di Milano, prima nel caso Autoparco, poi nell’affaire Pacini Battaglia-Gico di Firenze). Ora, 50 magistrati hanno scritto a Vigna per invitarlo a ritirarsi, dopo 8 anni, dalla Superprocura per non prestarsi al decreto del governo che lo proroga di sei mesi, giusto il tempo necessario a tagliar fuori dalla successione Gian Carlo Caselli, sgradito al regime almeno quanto alla mafia. Per concorrere all’incarico, bisogna avere non più di 66 anni, visto che scade a 70, anche se oggi i magistrati possono andare in pensione a 75. E anche se il regime ha appena varato un’altra legge ad personam per rimettere la toga a Corrado Carnevale, che ha 74 anni (con recupero fino a 78), sebbene dopo le stragi del ’92 chiamasse “cretino” Falcone e definisse Falcone e Borsellino “di un livello professionale prossimo allo zero”. O forse proprio per questo. La proroga ad personam di Vigna era già nella controriforma dell’ordinamento giudiziario. Ma Ciampi l’ha fatta a pezzi: incostituzionale. Allora il regime l’ha infilata nel decretone di Capodanno, fra le norme sulla Croce Rossa e gli spettacoli di strada. Il decreto –scrivono nel drammatico appello 50 magistrati, fra cui i procuratori Borraccetti, Calogero, Papalia, Di Nicola e Tarfusser, gli aggiunti Spataro, Pomarici, Carnevali, Turone, Gennaro, Boemi, Roberti, Lo Forte e Scarpinato, il presidente del Tribunale di Roma Scotti, i consiglieri di Cassazione Lattanzi, Rossi e Pepino, i giudici Davigo, Patrone, Gianfrotta, Castelli, Ausiello, Canepa, i pm Natoli, Ionta, Ingroia, Saviotti, Condorelli, Borgna – “contrasta con la Costituzione e integra forse il più grave attacco di questi anni all’indipendenza della magistratura. Vigna saprà dire di no a un provvedimento che riguarda non solo lui personalmente, ma l’intera magistratura e la sua indipendenza”. Altri due giudici bolognesi, Libero Mancuso (quello del processo sulla strage della stazione) e Norberto Lenzi, hanno rivolto a Vigna lo stesso invito, con una metafora felice: “Nelle nostre città a volte un corvo plana su un monumento e si posa sulla spalla di un uomo illustre. Il contrasto tra il torvo predatore di nidi e l’eroe provoca una sensazione sgradevole, come qualcosa di vagamente sacrilego, una violenza non rigettabile dalla marmorea immobilità. La stessa sensazione abbiamo provato quando sulla tua spalla si è appollaiato il decreto anti-Caselli. Abbiamo trovato arrogante e sfrontato farsi scudo del tuo prestigio e del tuo valore per perpetrare un’altra delle tante lesioni di questo governo ai principi della Giustizia e della Uguaglianza (diciamo pure della Democrazia). Ma in questo caso l’eroe non è di marmo e potrebbe, con un solo sdegnato gesto, mettere in fuga il pernicioso animale”. Ad appellarsi sono colleghi di tutte le correnti: dai conservatori (MI) ai moderati (Unicost) ai progressisti (Md e Movimento). Vigna ha risposto sul Corriere: “Sono un magistrato, devo solo applicare la legge. E se il decreto viene convertito in legge, non vedo ragioni per non attenermi anche a questa norma”. Ma nessuno gli ha chiesto di violare la legge. Dimettersi alla scadenza naturale del mandato per esser assegnato (dal Csm, non dal governo) ad altro incarico significherebbe semplicemente rifiutare un piccolo favore di regime, far cadere l’incredibile veto su Caselli e lasciar decidere il nuovo superprocuratore all’ organo preposto dalla Costituzione alle “assegnazioni dei magistrati”: non il governo, ma il Csm, che fra l’altro ha già bandito il concorso. La Costituzione, poi, prevede la possibilità che le leggi approvate dal Parlamento siano incostituzionali (come questo decreto, per nulla “necessario e urgente”) e che i giudici possano impugnarle davanti alla Consulta: cosa che diversi consiglieri chiedono al Csm di fare contro il decreto-vergogna (come già contro la legge Carnevale). Il Corriere riporta le critiche di alcuni magistrati all’appello. L’impressione è che questioni correntizie e piccole invidie personali facciano perdere di vista a molti la partita in gioco. Qui non si tratta di difendere Caselli. Ma l’indipendenza della magistratura dal governo. Quell’indipendenza che nel ‘91 Paolo Borsellino difese con centinaia di colleghi firmando un appello contro la prima versione della Superprocura, inventata dal suo amico Giovanni Falcone, perchè consentiva troppe intromissioni al governo. Ora il governo decide per decreto chi deve e chi non deve fare il procuratore antimafia. Se oggi la passa liscia, domani potrà mettere le mani su qualunque ufficio giudiziario, su qualunque magistrato. E chi oggi minimizza e si volta dall’altra piangerà le solite lacrime di coccodrillo.
M.Travaglio
Ciao P.
-- "Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d'obbedienza fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni." Fabrizio De Andrè
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