follia utopistica, credeva di poter superare con il suo "materialismo dialettico", ma una contraddizione insita nel credo comunista fin dall'estensione da parte di Marx de "Il manifesto del comunismo". Nella sua follia predicava una sorta di comunione universale volta alla felicità dell'umanità e nel contempo predicava la lotta di classe con l'eliminazione dei dissidenti scomodi alla rivoluzione (cosa poi presa sul serio ed attuata da altri folli come Lenin, Stalin, Mao, Castro, ecc. i quali, tra l'altro, NON faranno MAI governare il proletariato, ma lo considereranno sempre come la forza da sottomettere e guidare, in altre parole: dittatura becera). La cosa è ben rappresentata in questo brano copincollato: "..1. Il comunismo come regno del camuffamento Perché e come si diventa comunisti nell'Italia degli anni venti-trenta? All'inizio ci sono i buoni sentimenti e le buone intenzioni. La convinzione dell'uguaglianza di tutti gli esseri umani, l'amore per la giustizia, una spiccata sensibilità per la sofferenza altrui, uniti a un bisogno di libertà e di superamento di ogni pregiudizio sociale e culturale. Come suggerisce Raymond Aron (in Démocratie et totalitarisme, 1965), il comunismo sembra fondarsi su un'ideologia «universalistica e umanitaria», a differenza del fascismo e del nazismo che, fin da subito, mostrano il loro volto nazionalistico e razzista, guerriero ed espansionista. Tuttavia, a rileggere con attenzione le tesi di Lenin, il primo comunista a tradurre in forma Stato le teorie di Marx, si capisce assai bene come il comunismo voglia la felicità dell'umanità, a condizione che i «cattivi», i «nemici del popolo e della rivoluzione» vengano scartati; e ciò equivale, senza mezzi termini, all'abbandono della fede nell'universalità, PERCHÉ LA VITTORIA DELL'UTOPIA DOVRÀ PASSARE INNANZITUTTO PER LA DISFATTA E L'ELIMINAZIONE FISICA DI UNA PARTE DEL POPOLO, definito di volta in volta «borghese», «traditore», «nemico» ecc. Come si è potuto essere così ingenui da credere che questa sorta di cristianesimo sociale potesse affermarsi a partire da idee di lotta e violenza, di rivoluzione permanente e di odio, di dittatura e guerra? Forse perché il proletariato, vale a dire la classe cui è delegata la rivoluzione e la costruzione del nuovo Stato, rappresenta la maggioranza oppressa e la borghesia capitalistica la minoranza? La domanda perde di significato, se si pensa che Lenin, con il suo grande contributo alla prassi comunista, ha parlato del ruolo guida del Partito, DESTINATO COME AVANGUARDIA ILLUMINATA A FARE LA RIVOLUZIONE E A SOTTOMETTERE LA MASSA DEGLI OPERAI E DEI PROLETARI. L'assenza dell'universalismo è dunque evidente (fin dagli scritti di Marx), eppure molti uomini e donne, non solo negli anni venti e trenta, ne rimangono affascinati e spenderanno la loro vita per la realizzazione di quel tanto desiderato «paradiso in terra». La lettura e la comprensione di una formula di Kaganovic, uno degli stretti collaboratori di Stalin, avrebbe risparmiato a tanti molte illusioni e la vita stessa: «Devi pensare all'umanità come a un grande corpo che ha bisogno di interventi chirurgici permanenti. Devo inoltre ricordarti che la chirurgia non può essere praticata senza tagliare le membrane, senza distruggere i tessuti, senza fare colare del sangue» (in Stuart Kahan, The Wolf of the Kremlin, 1987)." Dal libro "La morte rossa" di Dario Fertilio AntiKomunista Other posts:
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