Anche contro Vendola rivelazioni orchestrate

Subject:Anche contro Vendola rivelazioni orchestrate
Date:Fri, 5 Feb 2010 18:52:43 +0100
da Panorama

ANCHE CONTRO VENDOLA RIVELAZIONI ORCHESTRATE


In Puglia la battaglia politica combattuta a colpi di scoop giornalistici
non ha risparmiato il centro-sinistra. La prova sarebbe emersa
nell'indagine della procura di Bari sulla fuga di notizie nella vicenda
D'Addario e svelerebbe un clamoroso retroscena collegato alle elezioni
primarie per scegliere il candidato del Pd alla presidenza della regione
tra Nichi Vendola e Francesco Boccia.

A quanto risulta a «Panorama», qualcuno avrebbe provato a condizionare la
competizione. Il tentativo sarebbe stato svelato dai colloqui telefonici di
alcuni gionalisti intercettati. Ma veniamo ai fatti, così come li ha
ricostruiti la procura.

Pochi giorni prima del voto di domenica 24 gennaio, mentre i sondaggi danno
Vendola in netto vantaggio su Boccia, candidato ufficiale di Pd e Udc, un
esponente del centrosinistra avrebbe sollecitato presso la redazione romana
di un quotidiano la pubblicazione di una notizia esclusiva: l'iscrizione di
Vendola sul registro degli indagati da parte della procura di Bari per
tentata concussione.

In realtà più che di una svolta nelle indagini si trattava di un atto
dovuto dopo il deposito in autunno di un'informativa dei carabinieri in cui
era contenuta una presunta notizia di reato. Ricevuta la segnalazione,
dalla redazione centrale di Roma l'avrebbero girata a quella di Bari.

Qui i cronisti locali, scettici sull'operazione e preoccupati per la
mancanza delle necessarie pezze d'appoggio, e soprattutto delle conferme da
parte degli inquirenti, avrebbero cercato di coinvolgere altri giornali nel
presunto scoop per dare forza alla non notizia. Per questo avrebbero
contattato colleghi di testate di diverso orientamento politico, ma tutte
disponibili a sparare la notizia pur in assenza di riscontri. Risultato: il
19 gennaio la storia dell'iscrizione finisce su diverse prime pagine.

La presunta rivelazione scatena l'ira di Vendola che, lo stesso giorno,
dichiara: «Nella lotta politica continuo a essere contrastato con mezzi
impropri». Gli inquirenti ora sembrano dargli ragione e potrebbero presto
dimostrare come quella fuga di notizie sia stata davvero poco casuale. Con
il rischio, sebbene Vendola abbia comunque stravinto le primarie, di
gettare il Pd in una crisi di nervi e di scatenare la caccia ai presunti
congiurati alla vigilia del voto regionale.

DE SANTIS, UN VERO PASSE-PARTOUT
Roberto De Santis, pugliese di Martano (Lecce), 51 anni portati
egregiamente, abito scuro d'ordinanza con gemelli, è la chiave per entrare
nel salotto buono del potere dalemiano. Consulente d'impresa e lobbista, i
suoi uffici romani si trovano in via del Coservatorio e in via Crescenzio e
sono considerati, come la casa in piazza Navona, il luogo ideale dove
tessere rapporti, amicizie e affari in area Pd. La sua «Roberto De Santis
srl» offre «consulenza finalizzata allo sviluppo del marketing strategico e
commerciale delle aziende».

Nonostante la centralità del suo ruolo, trascorre la vita rigorosamente
lontano dai riflettori. ll suo nome negli ultimi quindici anni è comparso
sui rotocalchi solo per aver ceduto la barca a vela Ikarus a D'Alema, con
cui condivide la passione per il mare e le vacanze. È presente in numerosi
consigli d'amministrazione e detiene diverse partecipazioni societarie, i
suoi interessi vanno dall'immobiliare all'energia.

Nelle recenti inchieste pugliesi sulla corruzione il suo nome è stato
citato, tra gli altri, dall'imprenditore Gianpaolo Tarantini, plurindagato,
che lo ha segnalato come l'uomo che gli ha aperto le porte della sanità
pubblica. Ovviamente senza commettere reato alcuno, vista l'attenzione di
De Santis al rispetto delle leggi. Lui e Tarantini si conoscono dal 2003,
le famiglie si frequentano e a legarli è anche la comune amicizia con una
certa Barbara B. De Santis, però, non ha presentato a D'Alema solo
Tarantini, ma decine di altri imprenditori considerati utili alla causa
democratica.



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