Una azienda manufatturiera di qualche decennio fa

Subject:Una azienda manufatturiera di qualche decennio fa
Date:Sun, 31 Jan 2010 12:21:38 +0100


Il treno attraversava velocemente la galleria di Vernio.
Si era nell'aprile del 1940.
Il nostro protagonista Carmelo, nella sua elegante divisa di sottotenente
del Regio Esercito, era diretto a Torino presso il reggimento Savoia,
Cavalleria... sì, proprio quello del Principe Umberto futuro re d'Italia.

Carmelo aveva passato da poco la ventina. Era nato a Crotone in Calabria,
era alto poco meno di 180 cm, capelli lisci carichi di brillantina come si
usava in quell'epoca, un paio di baffetti alla Clark Gable, colorito da
nord-africano (si vede che i saraceni avevano battuto molto la zona).

Carmelo ripensava a quanto erano stati avventurosi per lui gli ultimi anni.
Ripensava al seminario: qualche suo compagno era ormai vicino a cantare
Messa.
Ripensava anche allincontro con Santina nelle vacanze estive di qualche anno
fa e di quando gli aveva tolto la lunga tonaca da seminarista. Quando poi a
settembre era ritornato in seminario non riusciva più a studiare ripensava
sempre alla " farfallina" della ragazza fino a che nelle vacanze di Natale
il padre venne a prenderlo per riportarlo a casa definitivamente. Sapeva
esattamente cosa gli aveva detto il padre rettore:
"Caro Maresciallo, vostro figlio era uno dei nostri migliori allievi. Per
sei anni sempre il primo della classe. Dopo le vacanze estive è rientrato
svogliato. Un suo compagno ci ha riferito che si masturbava invocando una
Santa... non ha capito quale. Si immagina quale sacrilegio! Per dirla in
breve vostro figlio fotterebbe chiunque... è assatanato di sesso. La Chiesa
ha bisogno di preti però solo di elementi eccezionali. Può darsi che nel
futuro sia costretta ad abbassare la qualità, al momento per ognuno che
mandiamo a casa ci sono tre rimpiazzi. Il ragazzo è in gamba: lo faccia
studiare da maestro. Però il prete non lo può assolutamente fare, sarebbe un
prete con harem ".
Il babbo sapeva bene di che Santa si trattava: era la Santina, la figlia di
Adele, la quale aveva 16 anni ed era di una tal bellezza meridionale che non
ve ne erano di così belle. Solo era nata da una puttana, idem sua nonna e
bisnonna: andavano con tutti anche ultra sessantenni. Suo figlio era stato
una facile preda.


Qui faccio un breve appunto.
Santina riuscì a farsi sposare da un bracciante del luogo. Dopo la guerra
emigra, come tanti calabresi, a lavorare nelle serre Liguri della Riviera.
Sua figlia Bocca di Rosa viene immortalata da De André nell'omonima canzone.

In treno il padre maresciallo gli fa una limitata ramanzina, poi gli dice:
"Noi del sud non abbiamo scelta, possiamo avere solo due padroni: o la
Chiesa( e con Santina l'hai buttata alle ortiche) o lo Stato. Gli altri
padroni sono scarsamente affidabili e poco duraturi. Farai il maestro perchè
il padre rettore mi ha detto che se vuoi le cose le capisci molto bene."

E maestro fu con il miglior punteggio della classe e non rivide più Santina.

"Il militare incombe", disse il babbo ,"e tu farai l'ufficiale".

Carmelo rivangò i sei mesi di durissimo corso alla scuola ufficiali di
Cesano: alla fine i gradi e la destinazione Torino. "La città", dicevano i
compagni, "è una piccola Parigi, le femmine locali sono libere alla pari con
le francesi fortunato te!".

A Milano Carmelo cambiò treno. Ammirò la bellissima stazione creata dal
Fascismo nove anni prima, poi fece delle riflessioni sul regime che non lo
convinceva tanto (dalle sue parti erano tiepidi verso questa dittatura, in
seminario qualcuno dei professori era larvatamente contrario però alla
maggior parte degli italiani e in particolare quelli del Centro Italia
piaceva un sacco). Acquistò il Corriere della Sera: parlava della guerra in
corso fra gli Alleati ed i tedeschi, gli uni al calduccio della Sigfrido,
gli altri nella Maginot.

L'inverno era ormai passato e a movimentare le corrispondenze dei giornali
vi era la guerra russo-finnica. Belle corrispondenze di un certo Montanelli
che ne farà di strada ....

"Toh!", disse fra sé "C'è uno sbarco tedesco in Norvegia. Questa guerra si
sta scaldando... però che freddo fa al Nord! Da noi sullo Jonio i miei
vecchi compagni faranno già il bagno, beati loro. Eccoci a Porta Nuova...
chiedo alla ronda dove si trova la caserma".

Il giorno dopo Carmelo era già ufficiale di picchetto: onore e gloria agli
ultimi arrivati è sempre stato lo slogan dell'esercito e di tutte le
organizzazioni statali.

Primo fine settimana a Torino.
Il tenente Bacchelli, un toscano arguto, gli dice: "Caro il mio terroncello,
stasera ti porto al Paradisino. E' la migliore casa chiusa di Torino. Il
colonnello comandante ci ha preso moglie: la sua ancora bella ma stagionata
compagna era una ragazza di questo casino. A detta di chi li conosce da anni
è successo dopo la Prima Guerra Mondiale. E' stata non fedele ma
fedelissima, tanto le sue battaglie le aveva fatte prima".

Carmelo gli spiegò che l'amore mercenario non gli andava bene: "La femmina
la voglio ma senza pagare una lira."

" Cazzi tuoi", disse il toscano, "Oggi c'è il cambio della quindicina...
vedessi che roba!".

Il nostro gli disse che voleva vedere la città che gli sembra tanto bella e
semmai sarebbe andato a vedere un film. Il giovane girò la città in lungo e
largo. Per prima cosa andò a visitare lo stabilimento del Lingotto. La Fiat
aveva fatto le cose in grande: sul tetto vi era una pista automobilistica...
da Formula 1. Vide le migliaia di operai che si alternavano al lavoro. La
città era veramente la piccola Parigi che gli avevano detto; la gente era di
una gentilezza unica. Molte ragazze lo notavano: era avvolto nella sua bella
mantella dal fondo della quale spuntava la sciabola. Alla fine entrò nel
Supercinema dove davano un film americano "Tre ragazze in gamba crescono"
con Deanna Durbin, la sua passione. Finì il primo tempo e si accorse di
essersi messo accanto ad una ragazza sulla sua età di altezza normale ed un
curioso nasino alla francese. Essa era sola: al suo paese avrebbe avuto
almeno la mamma, la zia e forse altri. Carmelo estrasse il suo
portasigarette d'argento e offrì una mentola. La ragazza accettò di buon
grado, poi parlarono di Deanna della quale erano entrambi fan tutti e due:
avevano visto tutti i suoi film. Poi ad un certo punto la ragazza si alzò ed
uscì dalla sala. Il nostro ufficiale continuo a guardarla: aveva classe ed
era vestita con buon gusto, niente a che vedere con le ragazze del suo
paese.

Passarono due mesi.
Arrivò la dichiarazione di guerra ed il primo bombardamento francese su
Torino. Il Savoia Cavalleria prestò i primi soccorsi alle case dei
bombardati.

"Signor Tenente, è vero che i francesi usano bombe ad aria liquida?", chiese
il suo attendente Giuseppe.

"Non lo so proprio... a Cesano non ce ne hanno parlato", rispose Carmelo
"Questa ragazza leggermente ferita la conosco! Ovvero riconosco il suo bel
nasino... portiamola subito all'ospedale!" . Era una cosa da poco: la
ragazza si chiamava Clara, era la vicedirettrice del laboratorio Martina
dove si producevano busti e reggiseni, una delle più importanti aziende
italiane del settore. L'azienda aveva già decine di anni di anzianità. I
maschi italiani non sapevano quanta cura questa azienda mettesse per vestire
il "sotto" delle donne. Essa occupava un centinaio di ragazze e produceva
busti, reggiseni, reggicalze. Martina vestiva le donne italiane affinché i
loro maschi spogliandole le trovassero al meglio.

La Francia capitolò dopo pochi giorni. Nel frattempo il nostro tenentino era
andata a trovare all'ospedale Clara un paio di volte . Ella era guarita
dalle escoriazioni del bombardamento.

"Giuseppe, cosa dicono in compagnia su di me?", chiese Carmelo un giorno al
suo attendente.

"Che è un gran fetente! Nessuno era mai arrivato a misurare il cubo con il
metro... uno che gli mancava un centimetro ha avuto cinque giorni di
consegna".

Carmelo sorrise: "Io faccio solo rispettare la legge".

L'attendente poi seguitò: "Gli autieri dicono che lei almeno una volta a
settimana vuole che spolverino i vecchi 18 BL della Prima Guerra Mondiale
anche sopra la scatola del cambio... mai successa una cosa del genere".

"Io, caro Giuseppe, non mi invento niente. Nel libretto 406 c'è scritto di
effettuare anche questa pulizia. Io faccio solo rispettare gli ordini.
Ricordati che l'obbedienza deve essere pronta rispettosa ed assoluta. Se
devono spolverare questa scatole è giusto che lo facciano."

Il colonnello aveva una figlia Maria la quale stravedeva per il bel
tenentino. Per la festa del reggimento e relativo ballo Carmelo la fece
ballare. Il colonnello e sua moglie ci fecero un pensierino per averlo per
genero.

Questo calabrese bello e di classe, forse un po' pignolo, rimase per i tre
anni successivi in caserma mentre altri finivano nei vari fronti.
Era diventato indispensabile per addestrare le reclute.
Teneva Maria sulla corda ed in città si era costituito un vero harem. Come
aveva visto giusto il padre rettore del seminario!

Il 25 luglio del 1943 cadde il Fascismo. Al nostro non gliene importava un
granché. Due giorni dopo fa sparare su un gruppo di manifestanti
antifascisti: due morti e 5 feriti.

Una ragazza con un certo nasino gli sputa in faccia: "Io rispetto gli ordini
che mi sono stati dati", egli dice, "Ma tu sei Clara!".

La ragazza risponde "E tu sei quel figlio di cane di un terrone che fai
sparare su gente disarmata! Ti odio!".

Arriva l'8 settembre del 1943. Come tutti i reparti anche questo si
liquefece. Carmelo faceva il possibile per tenere unito il reparto ma appena
girava l'occhio i soldati si squagliavano.
La sera dell'11 entrarono in caserma un gruppo di borghesi con una donna da
un certo nasino. Proprio da essa egli fu abbordato: " Vogliamo le armi: ci
serviranno contro i tedeschi".

Il tenente cercò inviano il colonnello: già squagliato. Si appellò al
regolamento. Gli uomini gli puntarono una pistola alla tempia e poi
svuotarono l'armeria portando via in centinaio di fucili 91, 2 vecchie
mitraglie Breda, una paio di casse di bombe a mano SRCM e parecchie
munizioni. Un'ora dopo un carro Tigre ed una decina di soldati della
Wehrmacht entrarono in caserma. Per prima cosa tolsero a Carmelo la sua
amata Beretta 765, poi disarmarono i residui soldati deportandoli in
Germania. Un ufficiale delle S.S. chiese a Carmelo se fosse fascista... lui
rispose di sì, che era un patito di Mussolini. L'ufficiale tedesco gli disse
di rimanere agli arresti: poteva essere più utile qui che nella sua nazione.

Nei giorni successivi il duce fu liberato dalla prigione del gran Sasso ed i
fascisti ricominciarono a circolare. Carmelo ricevette la visita del
colonnello Dolfi dello Stato Maggiore del generale Graziani. Si complimentò
con lui per aver fatto sparare sui manifestanti mesi prima e di essere
rimasto al suo posto mentre tutti scappavano. "Noi", disse, "Stiamo
ricostruendo le forze armate della RSI e tu sarai capitano. Rimarrai in
questa caserma che si chiamerà Piemonte Cavalleggeri non più Savoia come i
felloni scappati al Sud".

Carmelo aveva poco da scegliere... l'Italia era divisa in due, gli Alleati
erano a Napoli: meglio con lo stato come diceva suo padre, in questo caso un
nuovo stato, che fare la fame.

Carmelo rimase in caserma un anno e mezzo. Ogni scaglione chiamato alle armi
arrivavano tre gatti che dopo poco si squagliavano. Non vi erano né armi né
divise. I tedeschi avevano poco loro figuriamoci se le davano ai reparti
della R.S.I.! Se qualcosa davano, lo davano alle Brigate nere ed alla X Mas
che li aiutavano nella lotta antipartigiana. A proposito della quale si
sapeva della Repubblica dell'Ossola e di diversa azioni di Gap e Sap anche
in città però al nostro capitano nessuno ruppe le scatole.

Fine Aprile del 1945.
Gli Alleati entrano in città, già liberata dai partigiani. Carmelo è sulla
porta della caserma.

Alla sera un gruppo di partigiani entra in caserma, lo arresta e lo porta al
comando della V Army. Dice il loro capo: "Questo ufficiale della R.S.I. ha
fatto sparare sul popolo nell'agosto del 1943, è un criminale di guerra".
Carmelo ribatte: "Io ho fatto solo quello che mi è stato comandato niente
altro". Il maggiore americano sbrigativo scrive sulla sua pratica "COLTANO"
così il nostro si ritrova in un mega campo di concentramento della piana di
Pisa con brigatisti, soldati della X Mas, ecc. Un ufficiale americano gli
consiglia di imparare l'inglese. Lui pazientemente si dedica a questa lingua
facendo presente che in mezza Italia a quei tempi c'era ancora da imparare
l'italiano.

Nel 1946 viene processato dalla commissione per l'epurazione: in 10 minuti
di dibattito viene degradato ed espulso dall'esercito.

Ritorna a Crotone. Il padre era morto d'infarto qualche mese prima. Santina
era partita per le serre liguri. La mamma, che finalmente dopo circa 8 anni
lo ha in casa, lo copre di massime attenzioni soffocandolo nel vero senso
della parola. Carmelo si iscrive al partito monarchico nel quale farà poca
strada come del resto quel partito. Inizia a fare concorsi su concorsi oltre
a ricercare un posto per insegnante. Purtroppo il grosso dei reduci era
arrivato con quasi un anno di anticipo e posti per il nostro Carmelo non ce
ne erano più. La mamma incomincia a dire: "Figghio figghio mio sistemati! Io
sono ormai vecchia e posso morire da un momento all'altro e tu rimani solo!
C'è Adele la figghia del massaro Saro che tanto mercato nero fece che ti
guarda con occhio interessato... anche suo padre sembra d'accordo... ti
sistemi per la vita".

"Mamma", rispose Carmelo, "Non mi piacciono le donne del Sud... tutte basse
a grasse puzzano e sono pelose inoltre tutte di culo basso. A me piacciono
le donne del Nord".

1948: il nostro partecipa alle elezioni del 18 aprile nelle file dell'Uomo
Qualunque e viene regorlamente trombato. La sua regola era quella di
scegliere sempre il cavallo sbagliato. Questo movimento era in fase ormai
calante svuotato dal sorgente MSI. Però un giorno gli arriva questa lettera:

Caro il mio terroncello,
sai chi ti scrive? Clara.
Mi ci sono voluti anni per avere il tuo indirizzo. Da quando venimmo in
caserma dopo l'8 settembre ci siamo persi di vista. Ho avuto il tuo
indirizzo a Crotone da un tuo amico che ora comanda il IV Cavalleggeri, la
tua vecchia caserma. Visto e considerato che tu avevi l'harem qui a Torino
mi ero sposata con Luca uno dei comandanti delle brigate cattoliche DI DIO.
E' morto che Dio l'abbia in pace nella difesa dell'Ossola dove finirono le
tue armi.
Lavoro sempre alla Martina, sono rimasta l'unica stilista dell'azienda. C' è
stato il cambio della proprietà e non è che mi ci trovi tanto bene. Ho
saputo che tu sei stato epurato: è una vera ingiustizia.
Vieni subito a Torino che ho giusti appoggi per far riesaminare la tua
posizione. Dopo il 18 Aprile noi D.C. contiamo molto per lo meno la paga da
ufficiale dal 1945 ad oggi e la liquidazione te la devono dare. Più
difficile farti riavere il posto.
Saluti e baci
dalla tua
Clara.

Carmelo saluta la mamma e parte per Torino: è l'autunno inoltrato del 1948.
Due giorni dopo sbarca alla stazione di Porta Nuova. Non resiste e per prima
cosa va a rivedere la sua vecchia caserma. La sentinella vestita con la
divisa dei soldati inglesi squadra questo signore distinto sulla trentina
che osserva tutto: non sarà forse una spia.... Poi va all'appartamento di
Clara.
La città non era più quella degli anni tristi della guerra: bei negozi, già
un po' di auto in giro... finalmente incominciava a riprendersi.

Con Clara notte folle: la donna gli confida che fino dalla prima sera era
rimasta affascinata da quel terroncello bello e di classe poi tutto li aveva
divisi.

1949. Molti processi di epurazione fatti nell'immediato dopoguerra vengono
nuovamente rifatti ed allo Stato Italiano non resta che pagare 4 anni di
arretrati e la liquidazione a Carmelo. La testimonianza di Clara, vedova di
uno dei più importanti capi della resistenza, fu basilare: le armi furono
date dal tenente e non prese come era per la verità. Mancò pochissimo che il
nostro terroncello non riavesse posto e grado... questa fu la restaurazione
D.C. del dopo guerra. Il Terroncello e nasino alla francese si sposarono ed
ebbero ... una Fiat 500 B con un fortissimo sconto da un operaio del
Lingotto.

Un giorno Clara rientrè dalla manifattura notevolmente arrabbiata: "Il
proprietario oggi mi ha bocciato un tessuto di nylon con il quale si possono
fare reggiseni e reggicalze molto resistenti e di rapida asciugatura, non
necessitano neanche di stiratura. Pensa che balordo! Invece il tessuto di
raso di rayon dopo 3 lavaggi è da buttare... io l'ho sempre detto che quello
non capisce niente."
Carmelo si avvicina alla moglie e le dice che lui conosce bene questo
tessuto: nasce dal carbone o dal petrolio. In caserma avevano vari
paracadute americani: sembrava seta però era di una resistenza incredibile.
Qualche ufficiale si fece fare delle camicie che vennero bellissime. Clara
disse: "Partiamo noi a fare questa produzione in taffettà di nylon. Iniziamo
con i due reggiseni 104 e 204 B che vanno benissimo in rayon, noi li faremo
con la nuova fibra ribattezzandoli".

1950: nasce la Sapplex.
Mentre torme di pellegrini da tutta l'Europa stanno andando a Roma, nasce la
nuova manifattura. Clara aveva le idee giuste. Si può pensare che per avere
un giusto partner abbia fatto ritornare a Torino il terroncello per
inserirlo nella nuova azienda, questo non è dato a sapersi. Carmelo ci mette
il nome Sapplex, il suo insegnante di inglese a Coltano gli aveva spiegato
il significato di questa parola: era una cosa morbida e carezzevole. Era il
nome giusto per questa produzione e la moglie fu d'accordo. Clara acquistò
il tessuto che era in fase sperimentale e chiese anche un'opzione su tutta
la produzione della tessitura. Il fabbricante del tessuto era un po'
scettico e gliela concesse. La donna in cucina montò un grosso tavolo e su
questo tagliava i reggiseni che il marito poi portava ad alcune vecchie
lavoranti della Martina che erano andate in pensione. Di lìi ad un mese
migliaia di capi erano pronti. La Sapplex pagava tutto per contanti: fra le
liquidazioni dei due avevano oltre 3 milioni (70 milioni di oggi).

Carmelo con una bella borsa nera di plastica incominciò a girare i grossisti
torinesi. Un po' scettici cominciarono a passare i primi ordini, poi Carmelo
con la 500 B incominciò a visitare tutti i grossisti della regione. Era
difficile scalzare la Martina in quanto erano decenni che trattavano i loro
articoli però il terroncello era abile: se il grossista aveva una figlia per
prima cosa gliene regalava uno ad uso personale.

Intanto era scoppiata la guerra di Corea: accelerata dell'inflazione e poi
stagnazione dei consumi. La gente aveva pochi soldini ed era incerta se
consumare o meno. Intanto il magazzino scoppiava. Carmelo ebbe due
nominativi importanti sulla piazza di Genova, ci andò in treno e durante il
viaggio ebbe una geniale idea. Fece un ordine fasullo per un'importante
azienda piemontese che aveva 3 grossi magazzini. Gabbanella chiese di vedere
l'ordine e ritenendolo vero gli piazzò 2000 dozzine del Belmoral da lire 200
e 2500 dell'Ascot da lire 420, il capo più bello. Carmelo pensò che quello
era il suo gran giorno ed affrontò anche la ditta Marchisio. Entrò nel
magazzino: alla cassa vi era una splendida ragazza di 18 anni circa, il
nostro quando vendeva teneva la fede in tasca... Offrì un capo alla ragazza
la quale andò ad indossarlo facendosi vedere dal padre il quale stravedeva
per la figlia e per le fibre sintetiche. Piazzò un ordine di 4000 dozzine
nel tipo economico. Il nostro non stava nella pelle. Ritorno a Torino con
8500 dozzine vendute pari a 102000 pezzi.
La Sapplex era ormai decollata.
Presero un capannone in una fabbrica di cioccolata fallita, alcune lavoranti
interne per il taglio e le spedizioni e Clara andò a ripescare vecchissime
lavoranti della Martina che erano andate in pensione da tempo. Tutti di
buona lena a confezionare reggiseni in nylon.

Altri fabbricanti ebbero richieste di reggiseni in nylon, si rivolsero dal
fabbricante il quale aveva con Clara l'opzione per questo genere di tessuto.
Da brava pragmatista Clara ottenne 10 lire al metro per i tessuti da vendere
alla concorrenza che andarono a defalco da quello che lei ritirava.
Arrivarono cosi altri soldini a parte quelli che venivano dall'azienda.

Siamo già nel 1954.
La Sapplex sta lavorando ma sempre piena di debiti in quanto la
capitalizzazione dei due soci era esigua. Molte volte Carmelo per avere un
po' di liquidità doveva farsi anticipare dai suoi migliori clienti i soldi
delle forniture che avrebbe fatto nei mesi seguenti. Questi gli prendevano
anche il 20% annuo su queste forniture e l'azienda se non ci rimetteva
andava in pari. Era arrivato a Milano, Venezia, in Toscana a Viareggio però
come dice un proverbio di questa regione mangiava l'uovo nel culo della
gallina. In estate erano andati con una fiammante Fiat 1400 Diesel a Crotone
a trovare la mamma di Carmelo. Grandi feste da parte dei suoi amici tutti
pronti al grande assalto al Nord come aveva fatto la Santina. La mamma di
Carmelo subito li abbordò convinta prima o dopo di potersi "coltivare" un
nipotino". "Figghi quando li fate?". La nuora rispose a bomba: "Mai,
rovinano la linea". Essa si stava avvicinando alla quarantina ma era sempre
una bella donnina. In quel tempo Carmelo iniziò a scoprire il gioco e ne fu
affascinato: era entrato nel giro di industriali capitanato dal Maggiani,
grande industriale di maglieria intima il quale aveva uno stabilimento di
450 dipendenti vicino alla Sapplex. Fu il contatto con questa famiglia che
cominciò a contagiare i nostri due verso un tenore di vita più consono a dei
piccoli industriali. Essi furono invitati nella villa del Maggiani dove
aveva una dozzina di persone di servizio, loro avevano un bilocale e Clara
faceva tutto da sé. I Maggiani li invitarono ad andare a sciare con loro
nella villa di Limone Piemonte. Carmelo da buon meridionale non volle
neppure calzare gli sci, Clara si provò e fece un brutto ruzzolone
rompendosi una gamba. Rimase immobilizzata un paio di mes.i Intanto Carmelo
si chiudeva con la sua assistente nel proprio ufficio. poi questa ragazza al
diniego di lasciare Clara tentò il suicidio: grande scandalo, la ragazza
aveva appena 20 anni e per la legge del tempo era minorenne. Il nostro
terroncello mise mano a tasca e pagò... rimanendo ancor più all'asciutto.

Carmelo, conosciuto come il "Capitano" o anche il dottore, aveva un amico ex
capo bastone della mafia sicula il quale gli consigliò di portare
l'assicurazione dell'azienda a 300 milioni, poi gli disse: "Penso io a farti
ritrovare la liquidità". Durante un viaggio in Toscana Carmelo ha la brutta
notizia che la Sapplex era andata in fumo. Rientrò a Torino e trovò la
moglie piangente di fronte alle mura annerite dell'azienda. L'assicurazione
pagò: era la fine del 1955. Con la nuova valuta e con i consigli del
Maggiani la Sapplex riparte in un nuovo stabilimento.

Nel frattempo i concorrenti non erano stati a dormire. Molte tessiture
avevano fatto tessuti in nylon, in jacquard, in raso, in helanca-nylon.
Da altre regioni nuovi fabbricanti erano arrivati sul mercato con prezzi
sempre più concorrenziali.

Nel frattempo lo stato aveva deciso di regolare con un legge il lavoro a
domicilio. Un solerte ispettore calabrese gli diede una forte mazzata per le
irregolarità in questo settore.

Clara si era invaghita del giovane fattorino dell'azienda e molto spesso si
assentava dal lavoro. I nostri due ebbero un lunga discussione nella quale
convennero che si sarebbero impegnati a corpo morto nell'azienda
diversamente la concorrenza li avrebbe sbranati.

1959.
Il campionario Sapplex arricchito con bei bustini reggicalze e pancerine ha
un enorme successo. Carmelo era arrivato sulla piazza di Roma e Napoli e si
preparava non appena avesse aumentato la produzione ad invadere tutto il sud
d'Italia. Erano gli anni del boom: la gente era alla ricerca spasmodica
della merce e non era la merce che cercava di farsi comprare con tutti gli
allettamenti possibili come oggi.

La Sapplex fra lavoranti interni ed esterni arriva a 300 dipendenti con
liquidità sempre scarsa in quanto i margini erano ridotti, erano arrivati
anche gli emiliani in questa produzione.

1962.
Carmelo di tanto in tanto ha sempre qualche sbandata per le femmine... come
aveva visto giusto il padre Rettore del seminario! Inoltre era stato ripreso
dal demone del gioco e nel lavoro aveva abbassato la guardia. Si era
inserito anche in Calabria e Sicilia ed i suoi agenti inviavano fior di
ordini. Sinceramente pensava che il futuro gli riservasse solo rose e fiori
invece covava la "Congiuntura". Nei termini economici è sempre
congiuntura... in quel tempo fu così chiamata la prima crisi del dopoguerra.
L'economia era talmente surriscaldata che aveva bisogno di 2 o 3 anni per
raffreddarsi, poi sarebbe ripartita in tono minore. Non eravamo alla vera
crisi che arrivò poi veramente negli anni Novanta.

Gabbanini fece un bel fallimento. Era il cliente numero uno dell'azienda.
Altri nel sud d'Italia lo seguirono. Carmelo si trovò senza soldi e pieno di
merce. Tentò come anni prima di farsi anticipare i soldi dai clienti... in
questo caso non partiva solo il guadagno ma una parte del suo capitale.
Aumentò l'assicurazione a 15 miliardi e affannosamente si mise alla ricerca
dell'amico mafioso. Questi era rientrato a Palermo e grazie ad un onorevole
compiacente la sua mafia era ritornata vincente ed inserita in affari
immobiliari da migliaia di miliardi. Carmelo gli telefonò ma il boss non si
fece mai trovare. Si avvicinò a dei balordi locali, tirò il prezzo per 10
milioni: "Ci penso io", disse un torinese della mala certo Boby. Carmelo
parte per una gita di vendite nel Veneto, la moglie non era mai stata messa
al corrente: incendio bis. Questa volta l'assicurazione prima di pagare
prende tempo. Offrono 50 milioni ad un elemento della mala era un incendio
provocato in quanto era stata trovata una tanica di plastica semifusa e non
un corto circuito. Boby confessa e Carmelo viene condannato a 24 anni di
prigione in quanto oltre allo stabilimento erano andati arrosto due
pensionati di una casetta vicina. Clara si separa e si mette insieme all'ex
fattorino.

Carmelo ritorna in libertà grazie alle tante amnistie nel 1978. E' ormai
vicino alla sessantina. Torino non fa più per lui e se ne ritorna in
Calabria. A Crotone la vita era rimasta eguale a quando lui era andato alla
scuola ufficiali. Al mattino si piazzava presso un bar e raccontava le sue
mirabolanti avventure con "femmine" a Torino, a Portofino, a Montecarlo o
Parigi. Erano i più giovani incantati dai racconti del "Colonnello" o del
dottore, come si faceva chiamare.
Era sempre un bell'uomo: magro e dritto, con i baffetti neri mentre i
capelli sempre lisci e ben pettinati erano diventati bianchi.

Nel periodo Sapplex si era venduto anche la casa paterna. I suoi parenti lo
sistemarono in due stanze in una masserizia sulla collina dove durante
l'inverno del 1981 il nostro terroncello tirò le cuoia.

Finisce male la prima avventura de I Miracolati del boom.
Purtroppo non poteva finire che così in quanto la coppia spendeva molto di
più di quello che guadagnava.



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